L’ antica fontana di Gallipoli

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

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Parliamo ovviamente della Fontana Greco-Romana (o solo greca?) collocata alle porte della città vecchia nello splendido piazzale del seno del canneto, a due passi dal ponte seicentesco. Di seguito si riporta quanto ormai gli storici sono concordi ad affermare rispetto all’origine di questo antico monumento. Escludendo l’origine greca o romana e osservando il prospetto rivolto a scirocco di fatto si possono ammirare scene appartenenti alla mitologia greca. La facciata è dominata da quattro colonne scolpite a rilievo (si tratta di telamoni e cariatidi). All’interno delle colonne si collocano tre scene mitologiche, sono le storie delle ninfe Dirce, Salmace e Biblis, che vennero tramutate in fonti.

foto di Gabriele Zompì

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All’estrema sinistra scorgiamo l’immagine di Dirce che viene legata a un toro. Questo fu, secondo il mito, il castigo che le venne inflitto dai figli di Antiope per aver tenuto schiava la loro madre, accecata com’era dall’invidia verso la sua bellezza. Nel riquadro centrale, invece, si riconoscono quattro figure. Da basso si vedono due corpi stesi nell’atto di congiungersi, sono Salmace ed Ermafrodito; su di loro, la dea Venere con in mano il capo di un laccio che tiene legata la coppia. La dea è rivolta a Cupido, quasi irriconoscibile, che scaglia sui due corpi il dardo dell’amore eterno. Il mito evocato è quello dell’unione di Salmace ed Ermafrodito. La ninfa, invaghitasi del giovane, riuscì con un sotterfugio a catturarlo ottenendo poi dalle divinità che i loro corpi fossero uniti per sempre in un nuovo individuo che univa le due nature.

foto di Gabriele Zompì

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All’estrema destra, infine, una figura femminile (in posizione distesa) che trattiene per il mantello un uomo raffigurato nell’atto di rifuggirle. È la favola di Biblis che amò di passione colpevole il fratello Cauno al punto da indurlo a fuggire via da lei. Questo gettò nella disperazione la fanciulla che tentò di togliersi la vita, al che le muse impietosite la trasformarono in sorgente inesauribile, come le sue lacrime. Su questo capolavoro d’arte sono poi ben visibili delle scritte latine. Ecco cosa si può leggere.

foto di Gabriele Zompì

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A sinistra: “L’ira di Antiope sgorga furiosa dal mio corpo. Allontana la gelosia tu che bevi a questa frenesia”. A destra: “Mi chiamo Biblis la triste. Tu succhi al mio dolce seno ma l’ infelice amore ti riversa degli odii antichi”. Al centro: “La ninfa Salmace fu pietrificata per aver scelto marito. Felice è la giovane se conservo dentro di sé la presenza del suo uomo, ma ancor più beato sei tu, o giovane, se ti sei unito a una fanciulla in un unico corpo. Doppiamente felice quell’uno a cui è concesso essere due”. Sono chiaramente degli inviti rivolti alla popolazione ad osservare un comportamento morigerato, senza esagerare nei vizi. Anche questo agli studiosi fa pensare che l’edificazione di questo magnifico monumento non può che essere cinquecentesca, con una chiara impronta dell’umanesimo. Al di là comunque delle sue origini, la fontana di Gallipoli rimane un’opera d’arte tutta da ammirare e soprattutto da proteggere. Periodicamente vengono esguiti lavori di restauro, ma sarebbe bene proteggerla seriamente dalle intemperie e dall’usura del tempo, oltre che da atti di vandalismo, sempre possibili.

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