Il presepe gallipolino

In tutte le case, soprattutto al Sud, l’albero di Natale è affiancato dal presepe, fatto in mille modi diversi: tecnologico, tradizionale, con luci o candele. A Gallipoli il presepe da sempre è un rito, già dalla sua costruzione.

 

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

Come vuole un’antica tradizione l’8 dicembre, festività dell’Immacolata, è la giornata in cui i gallipolini preparavano ( e preparano) in famiglia il presepe. Si trattava di un vero e proprio rito. Si collocavano i “pupi”, cioè le statuine, con criterio e anche con religiosità. Il luogo su cui costruirlo, anche se una semplice panca o tavola di legno, era ricco di spiritualità, che rimandava a fatti che hanno cambiato la storia dell’umanità. Il materiale utilizzato per la creazione del presepe era: il sughero, servito ai pescatori per far galleggiare la rete da pesca; la sabbia, raccolta sulla riva del mare; i rami di pino o di ginepro (li giannipiri) che lo ricoprivano e si piegavano sotto il peso di pigne, arance, mandarini e taralli “nnasparati”.
natale-gallipoliUn’altra caratteristica del presepe tradizionale gallipolino era il numero dei re magi, non tre, ma quattro ( Re Tromba, Re Carusu, Re Vecchiu e Re Moru), a simboleggiare i quattro angoli della terra da cui provenivano per adorare il bambin Gesù. E c’era sempre un personaggio con la testa rivolta a guardare il cielo, lu “macu te la steddha”, da leggersi come emblema di una stoltezza che ignora la verità anche quando le è vicino. Meno frequente ma non rara infine, la presenza di pupi che riproducevano la strage degli Innocenti, con neonati in fasce dalle teste mozzate ed il boia armato di scimitarra.

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

Ancora oggi, nelle case dove la tradizione si rispetta, il 28 dicembre, giorno che ricorda la strage degli Innocenti, si copre o si toglie il Bambinello dal presepe, quasi come a proteggerlo.
Al Bambinello era anche dedicata la ninna nanna, meglio nota come “pastorale”, anch’essa tipica gallipolina. Questa nenia accompagnava la piccola processione che si svolgeva la notte del 24 dicembre in ogni casa, passando di stanza in stanza. Il bambinello era tenuto tra le mani del più piccolo della famiglia, come ultimo nato, e alla fine della processione veniva messo nella sua grotta, tra il bue e l’asinello e tra Maria e Giuseppe.

La processione veniva accompagnata oltre che con il canto del “Tu scendi dalle stelle”, anche dalle candele che ogni famigliare aveva in mano.
Il presepe, attorno al quale si riunivano tutte le sere le nonne per pregare e recitare il rosario, rimaneva lì, in un angolo della casa, ma esposto alla vista di tutti, fino al 2 febbraio, giorno della Candelora. Solo allora, e non prima, con un altro rito, si toglieva il Bambinello dalla grotta e si disfaceva tutto il presepe, riponendolo in scatole, pronte a riaprirsi dieci mesi dopo. Per un altro Natale.

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