Il Salento al cinema

«Quanto c’è andata bene a nascere in Italia! Ogni mattina dovremmo baciarne la terra. E la Puglia, di questa corona è una delle perle più belle» (Lina Wertmüller, regista e sceneggiatrice italiana). Perché così penetrante negli occhi fino all’anima è la luce naturale dei suoi paesaggi, delle albe sull’Adriatico e dei tramonti sullo Ionio, da rendere quasi superflui i riflettori dei set cinematografici che oramai proliferano sul suo fertile territorio.

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Ma non è stato sempre così. Il Cinema le ha preferito a lungo l’arcaica Basilicata, spostando la propria attenzione sulla Puglia solo alla fine del secolo scorso: nel 1991 ventimila albanesi a bordo della Vlora approdano al porto di Bari (foto) e a quegli esuli s’ispira Gianni Amelio per il suo film “Lamerica” (1994). Da allora l’intera regione e soprattutto il suo “Tacco” chiamato Salento entrano di diritto nell’immaginario cinematografico per il loro carattere di frontiera: da lì passano genti, merci, ma soprattutto storie.

L’occhio della telecamera incrocia lo sguardo della gente del sud, poi si lascia ammaliare e quasi ipnotizzare dalla bellezza asciutta, primitiva per alcuni versi, di quei paesaggi di mare, di terra (rossa) e dei borghi antichi che fanno la terra natia: «Le chiamano location, qui sono la vita di tutti i giorni» (Al Bano Carrisi).

«A me e ad Al Bano – ha confessato il regista Edoardo Winspeare (foto) in un’intervista su “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 6 marzo 2011- quando ci capita di parlare, piace definire Salento Terra Santa. È un modo per sottolineare il fascino e l’unicità di un luogo al quale siamo legati sopra ogni altra cosa».

Se così non fosse stato, il primogenito di Riccardo Winspeare Guicciardi e di Elisabetta del Liechtenstein, nato in Austria ma cresciuto a Depressa (frazione di Tricase nel leccese), non avrebbe ambientato tutti i suoi film nel Tacco d’Italia dove, ad attirare i più grandi registi, ci avrebbe sempre pensato “una luce bellissima – continua il regista salentino d’adozione – struggente, commovente, diversa da tutte le altre. Siamo spostati a Est, circondati da due mari, la luce si riflette sulle nostre acque cristalline e torna a noi calda, ricca di sfumature speciali, fantastiche. È davvero un miracolo”.

Edoardo Winspeare

“Miracolo” è non a caso il titolo di un suo film del 2003. Il riferimento è duplice: alla bellezza sovrannaturale dei paesaggi e al potere di guarire gli ammalati acquisito dal piccolo Tonio in seguito ad un incidente stradale. Sullo sfondo c’è Taranto, dove il tramonto è rosso nero, rigato dai fumi dell’Ilva.

TARANTO TRAMONTO SUL MAR PICCOLO_25

Cresciuto in un paesino ricco di tradizioni buone, ma anche di cose sbagliate, Winspeare non ha mai distolto lo sguardo di fronte ai problemi. Nel suo “Sangue vivo” del 2000 c’è tutto: il Salento delle feste patronali, della “pizzica” con Pino Zimba (foto) e gli Officina Zoè, del dialetto, di ulivi e muretti a secco nelle campagne; quello più nascosto del contrabbando, della droga, dei furti, della periferia dove la vita non cambia.

Pino Zimba 5

Indagano l’anima di questa terra, portando alla luce quel micromondo dove non batte il sole, anche i film del regista barese Sergio Rubini: «La mia non è la Puglia levantina ma quella lontana dal mare, più aspra e rurale, di contadini e pastori, tutta rivolta all’interno e gelosa di se stessa». È del 2006 “La terra” girata prevalentemente in provincia di Brindisi, a Mesagne, mentre risale al 2002 “L’anima gemella” (foto) con alcune scene che scorrono sulle note salentine di “Senza fiato” dei Negramaro.

Tolgono davvero il respiro le varie location sull’Adriatico che fanno da cornice alla storia. Tra queste c’è Otranto dove, a parte alcune eccezioni (“Nostra Signora dei Turchi” di Carmelo Bene e la seconda serie di “Elisa di Rivombrosa”), l’occhio della cinepresa non si è posato spesso. Lo scrittore Roberto Cotroneo spiega: «Otranto è certamente molto più di una cosiddetta location. È un film che si gira senza la macchina da presa e senza la pellicola. E forse il motivo sta esattamente in questo: il presentimento e la sensazione che Otranto non ti lasci libero, che decide lei, che ti porta alla Torre del Serpe, che ti porta alla chiesetta di San Pietro (…). Come fosse una steadycam infinita qualcuno decide per te luoghi e situazioni, e dunque storie. Questo qualcuno è la città stessa: capace di raccontarsi da sola. E alla fine nessuno ha il coraggio di girare in una città che prima di tutto è una sceneggiatura già scritta».

l'anima gemella di Sergio Rubini

Una valutazione, quella di “sceneggiatura già scritta”, certamente estendibile ad altre location salentine che possono vantare bellezze e storie “da film”: dalla bianca Ostuni (al centro di “Anni ruggenti” del 1962, tappa di “2061 – Un anno eccezionale”, di “I figli di Annibale” del 2007 e “Grande botto” del 2000) alla barocca Lecce (scenario, tra gli altri, di “Ne te retourne pas” con Monica Bellucci, “Manuale d’amore 2”, “Galantuomini” di Winspeare, “La bestia nel cuore” del 2005 e la serie tv “Il giudice Mastrangelo”), fino alla prolifica Nardò (dove sono stati girati “La posta in gioco” del 1988, “Il padre delle spose” con Lino Banfi nel 2006, “Le farò da padre” di Alberto Lattuada, per dirne alcuni).

Per approfondire gli spunti dati dal nostro post, si consiglia la lettura di due libri: “Effetto Puglia. Guida cineturistica a una regione tutta da girare” (edizioni Laterza, 2008); “Il mio Salento, la mia Puglia” di Adelmo Gaetani per Affari italiani editore (2012).

Chi è Roberta

Creativa, entusiasta, cerco di dare un'impronta personale a tutto quello che faccio. Perciò, quando scrivo di viaggi nel Salento e Puglia, provo a far venire fuori l'anima di questa terra. Svolgo anche attività giornalistica e di docenza in materie letterarie. Info: Sito | Google+ | Tutti i post scritti

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